FECONDAZIONE
ASSISTITA
di
Claudia Navarini*
Nel
dibattito sulla legge 40 si stanno profilando tre fronti: chi è
"contro" il referendum, chi è "pro" e chi è
"personalmente contro ma socialmente pro". Questa terza categoria è
forse quella che lascia più sconcertati, trattandosi di persone che vedono
almeno alcune delle ragioni per cui aborto, fecondazione artificiale,
clonazione, eutanasia sono mali da evitare e contrastare, e tuttavia non li
ritengono "abbastanza gravi" e pericolosi da proibirli per legge.
"Io non lo farei", dicono, ma ritengono debba sussistere il diritto di
"scegliere".
In
questo modo, temi fondamentali non solo per la propria vita
"personale" ma per tutta la società civile vengono confinati nello
spazio angusto dell'opinione, come se si trattasse, appunto, di questioni
eticamente indifferenti o di opzioni ugualmente valide sul piano socio-politico.
Questa
prospettiva rende facilmente vittime di chi invece ha idee chiarissime su cosa
si debba fare con la ricerca sugli embrioni. E per sostenere questa causa è
pronto talora a manipolare la verità. Ad esempio quando, in nome della libertà
democratica nella ricerca, chiede di utilizzare "le staminali embrionali
nello studio di una cura per la sclerosi, l'Alzheimer, il Parkinson e le altre
malattie degenerative", oppure quando sostiene che le "cellule
staminali adulte non costituiscono una solida alternativa" a quelle
embrionali.
Al contrario, i dati finora disponibili confermano che la via da seguire
è quella delle staminali adulte che, proprio perché meno versatili delle
embrionali, sono più facilmente governabili, sufficientemente plastiche da
dare
origine a un numero indefinito di cellule e tessuti e meno a rischio di evolvere
in forme tumorali. In questo senso, le staminali adulte, al contrario delle
embrionali, hanno già offerto risultati e svelano continuamente nuove vie di
reperimento e di applicazione.
E
anche se, per ipotesi, la ricerca subisse un cambiamento improvviso e
imprevedibile -la scienza non è immutabile- per cui le staminali embrionali si
dovessero rivelare davvero utili, gli eventuali benefici non sarebbero a
vantaggio di molti degli attuali malati, dal momento che la sperimentazione di
nuove terapie ha sempre un iter lungo. Dunque, sono fuorvianti gli appelli a
"fare presto per salvare Luca Coscioni", l'uomo immagine dei radicali
nella campagna referendaria per il "sì", affetto da sclerosi laterale
amiotrofica. Magari fosse così facile.
Anche
Angelo Vescovi, uno dei maggiori studiosi in Italia di cellule staminali, ha più
volte ripetuto in questi mesi che non c'è alcun bisogno di scomodare l'embrione
per lavorare efficacemente con le staminali: quelle tratte da organismi formati
(feti, tessuti di soggetti adulti) e impropriamente chiamate adulte sono del
tutto valide ed eticamente accessibili.
A1
contrario, per avere le cellule staminali embrionali, ricavate dalla massa
cellulare interna della blastocisti, cioè dell'embrione che ha 5-7 giorni di
vita ed è formato da circa 140 cellule, si causa inevitabilmente la morte
dell'embrione. Allo stato attuale della ricerca, dunque, le cellule staminali
embrionali si ottengono sopprimendo esseri umani, a cui solo per convenienza si
vorrebbe negare la dignità di persona.
La
prospettiva è ben chiarita da Luca Coscioni stesso, in un'intervista pubblicata
qualche tempo fa sul "Corriere della Sera Magazine": «Non posso
credere che considerino davvero l'embrione una persona, che possano soffrire per
l'embrione: nessuno potrebbe farlo, perché la sofferenza, la compassione per
gli altri sono legate a sentimenti, idee, emozioni che si incrociano nel mondo
delle persone e non in cellule osservate al microscopio».
Con simili argomentazioni i fautori del "sì" al referendum giustificano la soppressione degli embrioni. È importante invece soffermarsi su queste parole, che mostrano alcuni limiti. Ad esempio l'idea per cui il mondo delle persone si esprime attraverso "sentimenti, idee, emozioni", già sostenuta da bioeticisti come Peter Singer, porterebbe a escludere da questo mondo anche i neonati o i comatosi. E quello che vogliono i sostenitori del "sì"?
*Docente alla Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
da NOI (Avvenire) Genitori & Figli - 27 marzo 2005, n. 84, Anno IX